Guerra al salario e guerra imperialista

volantino distribuito durante la manifestazione nazionale per il ritiro dall'Afghanistan, Roma 17 marzo 2007

 

Se da una parte le sottomesse rivendicazioni del laicismo istituzionale fanno i conti con la tracotanza della Chiesa Cattolica italiana e stentano a ottenere il riconoscimento di quel "PACS-etto" di misure che va sotto il nome DICO, da un'altra parte si gioca la partita più importante che coinvolge gli interessi del capitale italiano all'interno e all'esterno dei confini del bel paese.

È una partita in cui il capitalismo privato e statale, industriale e finanziario, cerca di imporre nuove regole di gioco ai suoi avversari, partendo da posizioni gia molto avvantaggiate nei confronti della restante società sottomessa, assicurate negli ultimi anni dalla sua rinnovata aggressività e dalla strategia rinunciataria e complice del sindacalismo concertativo e dei partiti della cosiddetta sinistra radicale.

In questa partita assistiamo all'interno dei confini nazionali ad un attacco sistematico, pianificato nei minimi particolari, a tutte le categorie del salario. Nell'ingordo tentativo dei padroni di ingrandire la fetta-plusvalore rispetto alla torta-valore, i valletti del capitale del governo di centrosinistra, con la scusa di rilanciare l'economia italiana, continuano l'opera iniziata dai precedenti governi, di destra o di sinistra che siano, favorendo la diffusione di forme di sfruttamento selvaggio legalizzato in cui la forma preponderante di rapporto sociale diviene quella del precariato, grazie al quale il padronato può esercitare un forte controllo, in primis sul salario diretto.

La partita continua con l'attacco al salario differito, dove i "sinistri" valletti fanno stavolta un favore al capitale finanziario e a tutti quei venditori di fondi d'investimento, sindacati compresi, tutti protesi a litigarsi e/o a spartirsi il TFR dei lavoratori e delle lavoratrici, incuranti e anzi nascondendo le pericolose insicurezze che tale manovra riserva alle lavoratrici e ai lavoratori stessi. Anzi qui lo Stato compie un capolavoro finanziario, assicurandosi una fetta del TFR, per destinarla, in connubio col capitalismo privato delle grandi imprese e delle grandi cooperative "rosse", al finanziamento delle grandi opere, devastatrici di territori, e al finanziamento delle missioni militari all'estero, devastatrici di umanità. Per non parlare poi del terrorismo mediatico statale che diffonde catastrofiche, quanto false, notizie di un'INPS sull'orlo della bancarotta per giustificare il prolungamento dell'età lavorativa, l'aumento dei contributi e l'abbassamento dei coefficienti previdenziali.
In questo scenario di guerra non poteva mancare l'assalto al salario indiretto, attraverso quel processo di liberalizzazione iniziato in sordina dal bravo valletto Bersani, il cui vero obbiettivo finale è quello di privatizzare una parte del sociale attraverso il meccanismo della sussidiarietà orizzontale. Meccanismo in cui lo Stato oltre a garantirsi una maggiore disposizione finanziaria da dirottare a suo piacimento nelle manovre che sappiamo, si assicura anche un maggior connubio col capitale privato delle imprese di servizi e attraverso il perverso meccanismo degli appalti pubblici si assicura un fondamentale consenso politico-istituzionale.

Questa ristrutturazione interna è fondamentale per il capitalismo italiano per potersi presentare forte e stabile agli appuntamenti internazionali. D'altronde la lotta per l'accaparramento delle ultime riserve energetiche fossili e la difesa di corridoi energetici strategici si fa sempre più acerrima e nel mare dei pescecani imperialisti bisogna attrezzarsi con denti sempre più grandi e robusti.

Ma quale rappresentanza politica poteva essere più funzionale a questo disegno? Non certamente la destra cialtrona dei bottegai e degli speculatori finanziari, ma bensì il centrosinistra, meglio attrezzato tecnicamente e maggiormente garante del consenso popolare, che, dietro lo spauracchio Berlusconi, incasella una misura dietro l'altra ma tutte funzionali al disegno capital-imperialista.

Ecco quindi come nasce una finanziaria che prevede nel prossimo futuro un forte aumento delle spese militari (+ 11% alle spese militari, comprese quelle delle missioni, altro che "finanziaria dello sviluppo!), di per sé gia molto elevate, sottraendo risorse alla solidarietà sociale e alla collettività.

Da questo punto di vista questo governo di centrosinistra sta facendo anche meglio del precedente; anzi fa molto di più: da una parte mantiene gli impegni con l'imperialismo a stelle e strisce (vedi la costruzione nell'aeroporto di Cameri a Novara dei caccia USA F35; l'ampliamento della base USA a Vicenza, ecc.) sperando comunque di razzolare qualche briciola nell'aia del padrone e dall'altra guarda con rinnovato interesse al "mare nostrum" Mediterraneo, primeggiando in quest'area nelle cosiddette "missioni umanitarie".

Ma in un sistema sempre più affamato di energia, è nel Medio Oriente che oggi i predoni energetici conducono la loro battaglia più dura, a suon di cannonate, di fosforo bianco e di chissà quali altre diavolerie tecnologiche di morte che non ci è dato sapere.

E il paese dei santi, dei poeti e dei navigatori è lì, insieme agli altri squali, chi con i denti più grandi, chi più piccoli, ma tutti ugualmente affamati, a garantirsi la loro fetta di torta di petrolio, di gas, di affari legati alla ricostruzione.

In conclusione, quindi, il succo del gioco non è difficile da individuare: rafforzarsi entro i confini dello Stato per ottenere il più possibile fuori.

Contro questa deriva, liberista all'interno e imperialista fuori, i comunisti anarchici sono presenti nei movimenti di opposizione, nei posti di lavoro e nel territorio, fuori da logiche elettorali e concertative, al di là delle compatibilità concesse dal sistema, per la difesa del salario globale, per l'ampliamento collettivo dei diritti, da quello alla casa, alla salute, all'ambiente, per la diffusione di una cultura antiautoritaria e anticlericale, sempre attivi nella lotta contro le guerre e le missioni italiane all'estero ( Iraq, Afghanistan, Libano, ecc), per chiudere le basi militari e azzerare totalmente le spese militari.


Federazione dei Comunisti Anarchici
17 marzo 2007


Altre foto della manifestazione: http://picasaweb.google.it/edoneo/17marzo2007