Lacrime e sangue dei proletari europei

 


Dal 2010 il fantomatico "spazio sociale" fondativo del patto fondativo della UE è diventato uno spazio di vero e proprio saccheggio di redditi, di salari, di diritti, di tutele, di servizi sociali con uno spostamento gigantesco di risorse e di "ricchezza" dal proletariato europeo alle caste finanziarie, bancarie e statuali della stessa UE, con una serie di provvedimenti convergenti per un verso e dissimili per un altro a seconda degli interessi politici nazionali in gioco, tutti in nome di un patto di stabilità i cui parametri furono voluti dal capitale europeo.

Vediamo i "riots" di Stato in Stato contro le nostre sudatissime e conquistatissime "ricchezze".

La prima è stata la Grecia

Età pensionabile portata a 65 anni per uomini e donne. Stipendi degli statali tagliati del 15%. Stop a tredicesime e quattordicesime e scatti di stipendio bloccati fino al 2014. Rinnovi contrattuali del settore privato bloccati fino al 2012. Aumento dell'IVA fino al 23% e delle accise su sigarette, alcol e benzina. La UE interviene con un "salvataggio" insieme al FMI per salvare gli interessi delle banche tedesche e francesi sul debito greco.

Nel 2011 ulteriore manovra da €78 miliardi fino al 2015: "tassa di solidarietà" con prelievi tra l'1 e il 4% sui redditi più alti (del 5% per parlamentari e ministri); patrimoniale su auto di grossa cilindrata, yacht, piscine ed abitazioni di valore superiore ai €200.000. Tassa extra per i lavoratori autonomi fino a €300, esenzione totale dalle tasse scende a quota €8.000 annui di reddito; taglio di altri 150.000 posti nel pubblico impiego. Riduzioni di spese per la sanità e piano di privatizzazioni per €50 miliardi fino al 2015. Liberalizzazioni nel settore dei servizi e riduzione a €592 del salario minimo di ingresso per i giovani.

Poi è stata la volta dell'Irlanda

Nel dicembre del 2010, piano di austerity con tagli per €10 miliardi fino al 2014. Tagli alle pensioni, ai salari minimi ed agli assegni familiari (€10 in meno per figlio). Stato sociale ridotto di €2,8 miliardi. Licenziamento di 27.000 dipendenti pubblici, innalzamento dell'età pensionabile fino a 68 anni nel 2028. Aumentata l'Irpef e tagliati gli investimenti pubblici; IVA fino al 23% nel 2014. Dall'altra parte patrimoniale sugli immobili, taglio di €14.000 per il premier e di €10.000 per i parlamentari, aliquota fiscale per le imprese resta al 12,5%. A salvare l'ex-tigre celtica, intervento combinato di UE e FMI, preoccupati degli interessi delle banche tedesche e francesi sul debito irlandese. L'obiettivo? Rispettare uno dei dogmi della UE: riportare il rapporto deficit/PIL al 3%.

Quella P.... di Portogallo

Nel solo 2010 sono ben 3 le manovre correttive. Obiettivo, anche in questo caso, portare il deficit pubblico dal 7,3% al 4,6% nel 2014. Tagli agli stipendi dei lavoratori del pubblico del 5%, aumenti dell'IVA (al 23%) e dell'IRPEF, congelamento delle pensioni, tagli alla spesa sociale ed agli investimenti, abbassamento da 30 a 20 giorni annui dell'indennità da pagare ai lavoratori licenziati, prelievo straordinario pari alla metà della tredicesima su tutti i redditi superiori al salario minimo.

Dall'altra parte prelievi sulle banche, rinuncia ai diritti speciali dello Stato nelle società Edp, Galp e Telecom; sospese le grandi opere come la TAV Madrid-Lisbona; privatizzazioni delle grandi imprese pubbliche come la compagnia aerea TAP, l'elettrica EDP, l'energetica REN, 2 reti della TV pubblica.

I vicini spagnoli

UE ed FMI hanno fatto pressioni dando la colpa ai mercati ed il governo socialista ha varato nel 2010 due manovre da €65 miliardi riducendo per la prima volta dopo 20 anni i salari pubblici per il 5%, bloccando per un anno la rivalutazione delle pensioni, innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni, abolito il sussidio di disoccupazione da €426 al mese ed il contributo di €2.500 per i nuovi nati, contenimento della spesa farmaceutica. Taglio del 7,9% della spesa pubblica nel 2011, con tagli del 16% ai bilanci dei ministeri. Dall'altra parte taglio del 15% all'assegno dei ministri e del 5% ai parlamentari; privatizzazione dell'ente aeroporti AENA, della Lottera di Stato, sgravi fiscali per le pmi; tassazione del 25% applicabile ai redditi da €120.000 a €300.000.

Manca la I.... di Italia

Due manovre in un mese per più di €80 miliardi. Colpiti tutti i lavoratori dipendenti, i loro redditi, le pensioni, le tredicesime, i servizi erogati dagli enti locali. Dall'altra parte, un bell'equo niente.

Ma chi pensava che i piigs fossero solo i paesi mediterranei e quei discendenti dei fenici che sono gli irlandesi, deve ora ricredersi. I lavoratori britannici, francesi e tedeschi non sono stati salvati dai loro illuminati leaders.

UK

Manovra da £83 miliardi (€95 miliardi circa) di tagli alla spesa pubblica e la perdita di 490.000 posti di lavoro. Anche qui incombe Maastricht: rientro al 3% del rapporto deficiti/PIL entro il 2015. E il disavanzo dal 10,1% del PIL all'1,1% entro il 2016!!! Come? Innalzamento dell'età pensionabile per tutti a 66 anni nel 2016, tagli ai bilanci dei ministeri (in particolare del 7,1% ai bilanci degli enti locali, quelli che sostengono il welfare di quartiere) ed al sistema dell'istruzione. Dall'altra parte tagli alla giustizia, alla difesa, al corpo diplomatico, alla BBC, tassa sulle banche.

Francia

Deficit nientemeno che al 3% nel 2013 ed al 2% nel 2014. Per perseguire questi obiettivi, innalzamento dell'età pensionabile massima a 67 anni, con anzianità massima che sale a 41 anni di contributi nel 2012. Sono salvi i lavori usuranti ed invalidanti ma con inasprimento della certificazione. Taglio del 10% in 3 anni alle spese d'intervento per il sistema di sussistenza sociale. Dall'altra parte tagli ai ministeri del 10% per le spese di rappresentanza, missioni e collaborazioni, tassa sulle banche, ridotta l'imposta patrimoniale sui grandi redditi (la soglia sale a €1,3 milioni di imponibile).

E infine la ansimante locomotiva Germania

Passata inosservata per il clamore suscitato dalla situazione di Grecia, Irlanda e Portogallo, la Germania già nel giugno 2010 aveva approvato una manovra da €86 miliardi per il triennio 2011-2014. Taglio al welfare per oltre €30 miliardi, ridotti gli stipendi dei dipendenti pubblici e taglio di 15.000 posti di lavoro. Dall'altra parte tagli alla difesa e tasse sul nucleare e sulle transazioni finanziarie. Più investimenti su scuola e ricerca.

Ora l'ultimo dato trimestrale (aprile/giugno) il PIL tedesco segna solo il +0,1%, in buona compagnia appena sopra lo zero con Italia (+0,3%), Spagna (+0,2%), globale UE (+0,2%).

Il saccheggio delle risorse sociali e del redditi dei lavoratori non creano "crescita", ma solo impoverimento ed ulteriore indebitamento diffuso che provocano un depressione sociale profonda ed apparentemente senza speranze.

Tutte le organizzazioni sindacali, sociali e politiche europee che si battono dal basso ed in modo antiautoritario per la difesa degli interessi di classe dei lavoratori e delle lavoratrici in Europa, sono chiamate ad un grande sforzo internazionalista per contrastare l'avidità del capitale e dello Stato. Questa è lotta di classe e per ora la sta vincendo gente che vuole garantirsi accumulazione di capitale anche a costo di smantellare quello spazio sociale solidaristico e pubblico che aveva finora salvato l'Europa dalla cupidigia dal trionfo del neoliberismo.

E' ora di radunare le forze in un grande fronte europeo, come fu a cavallo del secolo, per contrattaccare. E' ora di costruire solidarietà dal basso. E' ora di riprendersi euro per euro tutto quello che è stato tagliato. E' ora di non pagare i debiti. Non abbiamo più nulla da perdere.

Segreteria Internazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici

18 agosto 2011