FIAT. Contro il comando del capitale, solidarietà operaia

 

Sono anni che il padronato italico vuole adeguare le normative e la prassi aziendali al vento liberista anglosassone.

Più recentemente si è trattato di tentativi per eliminare l'anomalia italiana, la FIOM, ma anche molto sindacalismo, quali titolari di funzioni aziendali che vanno dall'intervento nell'organizzazione del lavoro alla contrattazione di modalità di esecuzioni, di carichi di fatica e straordinari, ma anche qualifiche e carriere.

L'obiettivo padronale è quello di limitare il ruolo sindacale alla semplice contrattazione del prezzo di vendita della forza-lavoro, il comando sul lavoro vivo torna al CAPITALE. Nessun margine di azione ai delegati. Il sindacato può ben gestire il Cral, il fondo pensioni, quello sanitario, ma deve cessare di essere agente contrattuale anche su qualità ambientali, lavori usuranti, sicurezza sul lavoro.

FIAT diventa così punta di diamante della Confindustria, della controriforma sui diritti dei lavoratori, accelera un disegno che il governo tarda a concretizzare e che la mediazione con le parti sociali non recepisce se non su tempi biblici. Così facendo, FIAT spiazza i sindacati tutti, incluso Epifani che ha bisogno di tempo per trasformazioni così drastiche e impolitiche. Il nuovo modello contrattuale rivela tutte le implicazioni sottointese alla stesura del gennaio 2009. Il re è nudo.

Ma quanti sono disponibili a subire questa imposizione?

Marchionne accelererà con i licenziamenti di delegati perché scopre che non solo nei referendum, ma anche negli scioperi l'opposizione FIOM trova consensi più ampli degli iscritti abituali, nonostante le difficoltà a partecipare a scioperi dopo mesi di cassa integrazione passata e futura.

L'unica disdetta immediata è quella sui permessi aziendali e sindacali, con immaginabili molti mal di pancia di delegati della burocrazia sindacale anche concertativa: che senso ha iscriversi al sindacato e fare il delegato se si riducono i "privilegi" del ruolo?

Ma non doveva essere Brunetta a fare da apripista nel pubblico? La guerra di un Uomo contro lacci e lacciuoli, novello Ercole?

Avanziamo alcune ipotesi sulle prossime settimane.

La prima. Dopo lo scorporo del settore auto dagli altri settori, Marchionne vuole aumentare il valore azionario della FIAT con progetti stratosferici di investimenti oculati e mirati per profitti futuri magnifici. Così valorizza il prezzo degli azionisti storici e porta all'incasso le sue azioni personali. Nel contempo aumenta il debito con le banche che sono contente dell'incremento del "valore" FIAT.

La seconda. Marchionne ricompatta il fronte Confindustria contro l'inefficienza del governo ed accelera in tempi meno paludosi una rivoluzione delle relazioni industriali con vari attori compiacenti. A Detroit con Obama dice: "FIAT fa quello che il governo (italiano) non fa"; un progetto di crescita industriale per il paese. Batte cassa per ottenere il sostegno a prossima rottamazione, visto che il mercato europeo è molto fiacco per il settore auto piccola-media cilindrata.

Intanto... con strano tempismo si crea la rottura tra Fini e Berlusconi, forse si prepara il terreno per la discesa in campo di un uomo di Confindustria? Si potrebbero creare così le condizioni per costringere i governi (presente e futuro) a destinare i famosi 30 miliardi chiesti dalla Marcegaglia per reggere alla competizione.

Altrimenti si dimostrerebbero le difficoltà di fare impresa in Italia, soprattutto se si è senza soldi, alimentando l'alibi a non fare nulla!

Una cosa è certa: la concertazione è finita, l'impresa è oggi cardine dell'economia ed ogni altro attore lo è davvero solo se dentro di essa e se assume l'impresa come il solo luogo per recitare il suo copione: come azionista, come dirigente, come lavoratore.

A meno che, attorno ai soggetti ed agli organismi collettivi e di base in FIAT e nelle altre aziende, non si coaguli una mobilitazione ed un movimento di solidarietà politica, sociale e sindacale che contrasti oggi il progetto di Marchionne e del governo e ricostruisca autonomia, dignità e libertà di azione sindacale dal basso, in ogni fabbrica in ogni categoria. A questo lavorano gli attivisti sindacali anarchici e libertari.

 

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

3 agosto 2010